Vedere il sorriso di Monica, il lunedì mattina in università,il suo modo di prendere la vita che ti toglie subito l’ ansia … era proprio quello che ci voleva dopo un week -end di merda ( per usare un eufemismo)! Stavolta poi non sono state le riflessioni esistenziali, la malinconia, la solitudine a farmi passare un fine settimana da schifo. Ma la solita sfiga. Perché come la vuoi chiamare quella cosa che fa si che dopo che ti hanno proposto di passare una serata un po’ diversa (finalmente) e tu e la tua amica vi preparate, e le ore passate al telefono per organizzarsi … “dormite da me?” e dopo aver risolto tutti i problemi di ordine logistico all’ ultimo minuto il tizio (unico del gruppo ad avere quella sera sia macchina che patente) non ha la bella idea di non sentirsi bene e di avvisare proprio all’ ultimo??? Una serata buttata!!!
E questo è solo l’ esempio più eclatante, ma il resto non è andato meglio.
Cmq dopo ieri sera sento un gran bisogno di scrivere eppure non mi vengono ancora le parole.
Sento un gran bisogno di partire per Berlino e per fortuna manca pochissimo.
Sento bisogno di piangere dopo ennesima disfatta del mio computer e dopo gli ennesimi esercizi di Italiano in cui “ è meglio che vada a rivedersi le lezioni..." anche se poi non sono cose così importanti.
Ho bisogno di fare qualcosa di completamente irrazionale e poi ritrovare la mia lucidità...
E poi bho...
Ho un po’ di tempo, e promesso a me stessa di scrivere un post; un post di cose belle...
Il fatto è che venerdì pensavo che la settimana fosse finita. Era stata una settimana “niente di speciale”. C’ era stato del meritato riposo ( anche troppo) dello studio (poco) dei discorsi ripetuti da troppo tempo, la pasquetta un po’ amara e quelle parole che mi risuonavano nella testa. Il week end non prometteva di meglio. Ma torniamo a venerdì. Ovviamente mi alzo nervosa, devo andare anche ad una visita medica e quindi …
Invece la giornata va splendidamente. Tralascio la storia del gelato (la racconterò un giorno) e arrivo alle cose veramente belle. Se fosse però così dovrei tralasciare anche le pizzette vecchie, l’ insalata di riso stopposa e lasciata nel piatto, il martini col gin che proprio non si faceva bere. Invece le inserisco nelle cose belle perché fanno atmosfera.
Ordine del giorno parlare di Brecht ma fin che siamo tutte donnicciole in realtà spettegoliamo un po’ e quando Andrea uscito dal lavoro ci raggiunge … non abbiamo messo giù ancora niente. ( ma in compenso ho scoperto cose davvero interessanti!!!) E poi le idee vengono così una dietro l’ altra, alcune un po’stupide ma le altre davvero carine e Greta le trasforma con le sue parole da artista e scrive, e creiamo e ridiamo e alla fine ci sentiamo fieri del nostro lavoro, contenti del nostro piccolo gruppo e di esserci rivisti dopo un intera settimana senza teatro.
Ma forse non era nemmeno di questo che volevo parlare. Ma delle 9 di sera, di aprile in maniche corte, la strada del ritorno, quella strada che ho fatto mille volte e con mille stati d’ animo differenti : la mattina in ritardo e quindi di corsa, i pomeriggi con la mia amica alle superiori (e anche adesso) in cui sei così impegnata a parlare che non la vedi neanche, in metrò perché diciamocelo quella strada ormai la faccio quasi sempre in metrò. Ecco l’ altra sera era perfetta. Perfetta la temperatura, i loro discorsi, io in silenzio che ascoltavo, il non avere fretta, guardare le luci e le case e i negozi chiusi. Lo devo scrivere in un post ho pensato mentre tornavo a casa felice.
Sono confusa ovvio. Si capisce anche dal fatto che non so bene nemmeno di cosa volevo parlare; e sono felice si ma solo perché adesso mi gira bene, e perché non me lo aspettavo e perché lui non ha ancora capito che basta un gesto come quello di ieri, per farmi stare felice per giorni. Però è una felicità fragile, che si perde ogni volta che qualcuno ti fa ritornare alla realtà.
La frase che ho detto di più in questi giorni....
Lasciatemi stare che sono nervosa !!!!!!
o in alternativa...
Sto diventando isterica....
Una consapevolezza in più? Che non farò mai la giornalista, rischierei un esaurimento...
Per il resto?
Ora che è domenica sera sono felice.
Ps.: avrei tante cose da scrivere ma sto odiando nell' ordine : il computer, la scrittura, la lingua italiana; fin che non mando quei cavolo di esercizi sono in silenzio stampa.
Chili di cioccolato mangiato per superare la depressione: 20; soldi spesi in shopping sempre per far tornare il buon umore: 30 euro (ma spesi bene) ; tipi strani incontrati: 1 solo, sul 12 ,ma vi assicuro batteva tutti! Film demenziali visti : 3 in 3 sere (wow); risate fatte: tante; lacrime versate: idem; conversazioni stile “seghe mentali”: no comment ; minuti di film seguiti l’ altro ieri prima che lei mi dicesse sono in crisi e quindi si entrasse in quei discorsi da cui dopo è difficile uscire ,e che ti lasciano sempre un po’ di senso di inquietudine : 0,03 secondi; pettegolezzi vari: troppi; volte in cui ho capito di non avere capito quasi nulla dalla vita: troppe anche quelle; pensieri positivi: qualcuno; pensieri auto distruttivi: abbastanza; ore di studio perché cmq devo iniziare a prepararmi che il tempo corre: 0,03 secondi; ore passate con il libro in mano a guardare nel vuoto: 3, ore passate a perdere tempo perché non ho voglia di fare altro: queste passate a elaborare questo post….
Forse è meglio che vada a fare qualcos’altro, potrei continuare a vita ma sarebbe inutile oltre che dannoso...
Gli orari della vita dovrebbero prevedere un momento,un momento preciso della giornata,in cui ci si potrebbe impietosire sulla propria sorte. Un momento specifico. Un momento che non sia occupato né dal lavoro, né dal mangiare, né dalla digestione un momento perfettamente libero, una spiaggia deserta in cui si potrebbe starsene tranquilli a misurare l’ ampiezza del disastro. Con queste misure davanti agli occhi la giornata sarebbe migliore, l’illusione bandita,il paesaggio ben delineato. Ma se si pensa alla propria sventura tra due forchettate, con l’ orizzonte ostruito dall’ imminente ripresa del lavoro, si prendono delle cantonate,si valuta male ci si immagina messi peggio di come si sta. Qualche volta addirittura ci si crede felici!
Il paradiso degli orchi
Un po’ per restare in tema con i post precedenti, un po’ perché a parole mie non saprei cosa dire, un po’ perché ieri dopo che mi è crollato il mondo addosso, dopo quella frase … non è cambiato niente nel mio atteggiamento, un po’ perché ho riso e scherzato tutto il pomeriggio e trascinato una sedia per Milano.
Queste frasi che avevo appena letto mi sembravano così indicate. Non so però se voglio trovare quel momento, ma forse l’ ho già trovato , ed è per questo che mi sento così vuota.
Che altro … grazie a chiara per questo splendido libro (finalmente sono giunta al termine :-) ) che per un motivo o per l’ altro non avevo mai letto.
Ovviamente la settimana è finita come doveva finire. Non meglio di come è iniziata. Non peggio . Semplicemente così. Con un po’ di pioggia come è giusto che finisca marzo. Con un po’ di sole , debole, debole. Con un tempo adatto al tuo umore di quando non ti senti né particolarmente felice né particolarmente triste.
Quando alla domanda come stai? Risponderesti … così! ( scrollata di spalle)
Come va? … va!
Insomma , va … quasi tutto storto,ma va, e già ti ritrovi a riderci su.
"...Sono contenta che piova, quando le giornate vanno un po’ così … il sole sarebbe una nota stonata, invece con la pioggia è come se tutto il mondo fosse triste con te, è come se il tuo umore si intonasse al grigio di Milano diventassi un tutt’ uno io e te, la panchina, il pullman che non arriva ...."
E ti ritrovi a riderci su!
A fare chiacchierate piacevolissime con le amiche.
E’ quasi sempre quando ci si sta per salutare, che la conversazione si fa interessante.
Per il resto, niente di particolarmente nuovo.