NoVeMbrrre …
La prima neve della stagione.
Le chiacchierate fino alle due del mattino, prima di spegnere la luce.
I “sacri” giovedì sera.
Il freddo.
Gli sceneggiati in televisione.
Milano.
Piazza della scala e in finlandesi, Porta Genova che rimane sempre la mia preferita, e ancora una volta Milano in tutto e per tutto.
Ricordarsi di quella compagna delle elementari che si era mangiata il tappo della Bic.
Ridere.
La Carrà che non muore mai …
La stazione di Vimodrone.
Il mare.
Le prime lucine di Natale.
Ritrovare la gente sul faccia libro.
Pensare a chi non vorresti ritrovare e chi invece ti manca moltissimo.
La malinconia ovviamente.
Che non può mancare a novembre.
Sono un inconcludente . Ecco il punto. Se dovessi per forza di cose dare un titolo a questo post, anzi a questo periodo della mia vita in generale, lo chiamerei … Inconcludenza. Che non so se esiste come parola, ma non importa. In fondo non sono nemmeno obbligata a trovare un titolo a questo periodo della mia vita.
La mia camera parla della mia inconcludenza. Tutto parla della mia inconcludenza. Sul computer c’è un file che ho chiamato nuovo curriculum, nel tentativo di scrivere qualcosa di più personalizzato e completo rispetto a quello, che era mero elenco di dati. Il problema è che ho scritto tre righe, poi ho salvato il tutto. A volte lo apro lo rileggo, cerco di scrivere qualcos’ altro … ma nulla, rimane così con poco più di 1000 caratteri.
Sulla mia scrivania c’è la tessera del treno, scaduta da mesetto circa. Ci sono anche i moduli per la nuova, quasi completati … manca solo una fototessera, la fotocopia della carta di identità e di portare il tutto in stazione. Niente di così complicato. Eppure …
Il numero di Davide è ancora sul comodino. Non l’ ho perso, come era prevedibile. Lo conservo lì sul comodino da un po’, e non ce ne sarebbe nemmeno bisogno perché l’ ho memorizzato anche nella rubrica del cellulare.
Però quasi sicuramente neanche per oggi lo richiamerò.
E non c’è un perché. Certo non smanio per andare a dare dei soldi alle nord, sapendo che il mio treno un giorno su tre è soppresso o molto in ritardo. Però dell’ abbonamento ne avrei bisogno. E Davide , era un tipo a posto, lo rivedrei volentieri, davvero. E un lavoro serio ma si pseudo serio, insomma, perché no, non ho nulla in contrario.
Domani. Domani farò tutto. Per ora però continuo così ancora per un po’.
Perché la prima volta che ho iniziato a dare i volantini, sola soletta in quella stazione un po’ periferica l’ unica cosa che pensavo era “ Lo faccio per te. Per noi.” Ogni volantino era qualche soldo in più, era il biglietto del treno che andava pagandosi, era qualche chilometro in meno. Eravamo noi che partivamo alla fine del mese.
Però poi ho iniziato anche divertirmi,ed andare quasi con piacere, quando ho conosciuto quella ragazza in Porta Genova, quando quel barbone voleva vendermi a tutti costi le sigarette, e quel tipo napoletano completamente fuori di testa mi raccontava la sua vita e come era riuscito una volta ad arrivare fino a Milano senza pagare il biglietto. O quando ho parlato con l’ uomo 24, o quando insieme a un ragazzo siciliano ci siamo persi per un brutto quartiere di Milano, e continuavamo a girare le stesse vie e dire ma di qua ci siamo già passati ?!!
Insomma questa settimana probabilmente sarà l’ ultima, poi forse faremo qualche giorno via, e magari mi chiarirò l’ idee e il prossimo post non sarà più il tema dell’ inconcludenza ma chissà cos’ altro. Chissà …
Ieri stavo mettendo a posto i cassetti quando ho trovato un foglio. Era un giochino storia che avevamo inventato io e chiara un estate di tre o quattro anni fa … in campeggio! Era da tantissimo che non la leggevo perché era stata scritta nel suo prezioso quadernetto … poi me l’ aveva inviata, ma il computer ha passato tante di quelle malattie che è stato formattato diverse volte. Ma l’ audace erika, stranamente aveva avuto l’ accortezza di stampare una copia … e così in mezzo a tante cartacce ieri ha trovato questo foglio!
Posterò la nostra storia così potrete goderne tutti. Ma prima un’ avvertenza.
Il luogo dove abbiamo inventato la storia era un campeggio studentesco sinistroso ad alto tasso alcolico e tossico. Noi siamo due brave ragazze e non abbiamo mai fatto in quel contesto uso di stupefacenti. Però era agosto, faceva caldo e si facevano tanti bagni in mare.
Secondo una teoria di chiara da me pienamente condivisa anche se non si dovrebbe in mare molti fanno la pipì. Essendo che queste persone che facevano la pipì in mare molto probabilmente avevano fatto uso di stupefacenti pochi minuti prima, ed essendo che noi facevamo il bagno nelle stesse acque … il contagio stupidera è assicurato …
Insomma questo è il risultato!
C’ era una festa nell’ oceano mare in Africa. La festa è nel mare e le donne sono vestite da sirene e gli uomini da triglie. A questo punto muoiono 40 persone. Queste persone non muoiono subito ma dopo 2 o 3 orette e continuano a festeggiare perché vogliono godersi la vita. C’ è solo un sopravissuto , ma è in coma , arriva un ambulanza e lo salva.
Domande : chi sono queste persone?
Cosa le ha uccise?
Dinamica della strage? Chi li ha uccisi ?
Movente? Chi è il sopravvissuto?
Sapendo che chi li ha uccisi non voleva ucciderli ma solo farli soffrire, perché sono morti?
Come ricostruiscono i fatti i soccorritori?
Soluzione
Gli invitati alla festa erano tutti medici che stavano studiando l’ Ebola ed avevano trovato una cura. Erano in Africa perché volevano rendere pubblica la cura. Un Americano, però , ce l’ aveva con questi medici perché avevano utilizzato ai loro scopi cavie umane. Sette di queste cavie erano parenti di questo americano ed erano state ridotte in coma dal virus. Erano state scelte perché incredibilmente grasse.
L’ uomo ha rubato in centro di ricerca sia la cura sia il virus. E’ arrivato in macchina ad una mongolfiera e ci è salito sopra con la macchina perché nel prendere il virus era stato leggermente contagiato. Però la mongolfiera ha perso quota , si è sbilanciata e la macchina è caduta giù con il tipo. Il tipo però è stato sbalzato fuori. Nella caduta il virus e la cura si sono mischiati , diventando un arma letale. Perciò sono tutti morti in due orette tranne lui che è caduto in coma perché era forte e grasso come i suoi parenti. Quando sono arrivati i soccorritori chiamati da gente che era sopraggiunta sulla spiaggia, hanno salvato l’ uomo in coma e non vedendo la macchina si sono dati la spiegazione che si trattasse di un alga velenosa di Genova.
Morale : Se sei di Genova è inutile che vai in Africa perché anche lì troverai alghe velenose!
Quando vado alle manifestazioni mi piace mettermi dove c’è la musica vicino ai camioncini dove si urla o almeno c’è un po’ di casino. Forse è stata la mia amica Hila che quando mi trascinava alle manifestazioni alle superiori voleva essere sempre davanti in prima fila, un po’ come ai concerti … e ci faceva correre!
Cosi anche adesso a volte mi capita di ritrovarmi senza volerlo in mezzo gruppi di “ facinorosi” magari solo perché mi è sembrato di vedere facce conosciute che poi magari non conoscevo affatto.
Che poi invece l’ altro ieri non è andata così, e non ho neanche sbagliato di molto. Son riuscita a finire dietro il corte della Statale, anche se a un certo punto mi son trovata in mezzo ai chimici cosa che non ci centravo molto. Anche se in realtà io probabilmente sono un po’una chimica mancata, perché ero davvero brava, avevo ottimi voti in seconda superiore e c’ è stato un piccolo momento che ho pensato che avrei potuto seguire l’ indirizzo chimico al posto delle lingue. Certo una volta io e la mia compagna stavamo anche bruciando il tavolo del laboratorio … Quindi forse è stato meglio così.
Ma chissà oggi come sarebbe la mia vita se avessi fatto chimica? Cosa farei, come passerei le giornate … Di sicuro in giornate come ieri sarei a manifestare contro i tagli alla ricerca insieme agli altri chimici.
Cosa che in realtà ho fatto lo stesso. Quindi forse non ci sarebbe poi tanta differenza.
A parte il fatto che avrei manifestato con un camice bianco e un cartello al collo con scritto “ i chimici reagiscono”.
Ma evidentemente non è questo il punto. Il punto è che alla fin fine sono anche contenta di avere fatto scienze umanistiche della comunicazione o quello che è.
Anche se, potendo tornare indietro … non lo rifarei. Semplicemente per il fatto che è un esperienza che ho già fatto e io che di solito mi sento così sacrificata nelle scelte vorrei provare qualcosa di diverso, però se devo essere onesta non mi ci vedevo a scegliere qualcosa di scientifico non so perché !
Magari tornando indietro, avrei fatto filosofia, oppure psicologia che mi dicono che ci sono anche portata. E quindi probabilmente adesso sarei disoccupata o a distribuire volantini ed evitare i call center proprio come ora.
E alle manifestazioni sarei con quelli di filosofia o psicologia, o sempre con i chimici perché magari anche le amiche psicologhe o filosofe, proprio come le mie amiche comunicatrici, mi avrebbero detto vieni, vieni … per poi si farsi sorprendere da una sveglia che non suona.
Questo è il punto.
Credo che qualunque saranno le mie scelte io rimarrò nel bene e nel male quello che sono. Però non voglio neanche sbagliarle completamente. Per questo sto in stand by … a a fare lavoretti più che temporanei, a cercare di capire i sogni che ho.
Solo quando li avrò capiti potrò cercare di realizzarli.
Sognando ad occhi aperti vedo il mondo che vorrei
Racchiuso in un sorriso di chi non sorride mai
Se non provi a spostare l’ orizzonte un po’ più in là
I sogni non coincideranno mai con la realtà.