Incrocio le dita in segno di scaramanzia. Dopo giorni passati nel nulla forse qualcosa cambierà. Ma per ora aspetto e scaramanticamente taccio.
Rimando ai prossimi post.
Certo ho iniziato dicendo che erano passati giorni nel nulla e forse non è completamente vero. Qualcosa c’è stato. Ma niente che valga la pena di essere raccontato per bene.
Ieri è stata la giornata della memoria. Tra le tante cose da qualche anno in poi questa giornata è associata ad uno spettacolo particolare che facciamo per le scuole … che amo e odio particolarmente. Ma sebbene anche quest’ anno mi abbia dato qualche emozione non è neanche di questo che voglio parlare.
Ieri sera sono riuscita a rivedere “ train de vie” un film che ho adorato e adoro per l’ umorismo, la profondità,e l’autoironia con cui tratta questo argomento. Vi lascio allora con due pezzi tratti dal film particolarmente interessanti. Tutti e due pronunciati dal “ matto” scemo del villaggio che come spesso capita si rivela anche il più saggio.
Dio esiste, Dio non esiste: che importanza ha? Vi siete mai chiesti se l'uomo esiste? Dio creò l'uomo a sua immagine... È bello: Schloime a immagine di Dio. Ma chi l'ha scritta questa frase nella Torah? L'uomo.
Non Dio, l'uomo.
L'ha scritta senza modestia, paragonandosi a Dio. Dio forse ha creato l'uomo, ma l'uomo, l'uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio solo per inventare se stesso... L'uomo ha scritto la Bibbia per paura di essere dimenticato, infischiandosene di Dio... Noi non amiamo e non preghiamo Dio, ma lo supplichiamo. Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti: cosa ci importa di Dio per come è?, ci preoccupiamo solo di noi stessi. Allora la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se noi esistiamo.
– Schloime, perché sei tu il matto?
– Per caso. lo volevo fare il rabbino, ma il posto era già preso. Visto che mancava il matto, ho pensato: "Fai il matto, se no lo fanno loro. Fallo al posto loro".
– E non ti senti un po' solo?
– Oh no, non sono i matti che mancano...
– No, intendevo una donna. Perché non hai moglie, Schloime, dei bambini, una casa?
– Ah no, non sono mica matto...
( mi ricorda molto il matto del Re Lear di Shakespeare e la grandissima professoressa di teatro inglese che me lo ha fatto amare!)
Saluti, amicizie a yogurt e fidanzati in scadenza.
La mia amica ha un fidanzato in scadenza. Ma ancora non vuole buttarlo. Secondo me sta già facendo la muffa nel frigo, e prima o poi se ne accorgerà anche lei. Ma comunque non dico niente. In fondo voglio solo che lei sia felice anche se credo meriti qualcosa di meglio. E penso che lo sappia pure lei ed è per questo motivo che un giorno su due mi chiama disperata dicendomi sono in crisi ( e l’ altra mi contatta su msn)
Io invece, malgrado, mio piattume profondo, sono serena. Senza nessun apparente motivo. A parte forse il fatto che conosco e ho conosciuto gente bella nella mia vita. Persone che mi chiamano quando ho un problema, persone che mantengono le promesse, che ti vogliono per come sei, che ti chiamano solo per sapere come stai … M a non era mia intenzione fare un elogio delle belle persone che conosco. E’ solo una riflessione scaturita da un vecchio episodio, riletto su un vecchio diario.
Era la mia prima vacanza da sola. Senza genitori. Senza nessuno in verità. Due amiche di bergamo conosciute in viaggio. Ma che erano partite prima di me. Rimasta da sola avevo pensato di tornare a casa con un po’ di anticipo, ma la bellezza del posto e le persone che inaspettatamente mi avevano coinvolto in giornate una più pazza dell’ altra, mi avevano fatto cambiare idea.
E proprio un pomeriggio un tipo molto simpatico ma completamente fuori di testa ci aveva coinvolto in una creazione di un opera d’ arte sulla spiaggia che si era rivelata un ottimo diversivo. E quella sera, mentre davo il mio alquanto modesto aiuto, avevo conosciuto gabriele, un ragazzo timido della mia età e avevamo parlato di cartoni animati che si vedevano da piccoli.
Per il resto della vacanza non avevamo socializzato molto, ci eravamo simpatici, ma lui era lì con un sacco di amici e forse la timidezza di entrambi aveva impedito che tra noi ci fosse qualcosa di più che qualche saluto e qualche frase di circostanza. Fino alla fine.
Arrivò il giorno della sua partenza e la mattina facemmo colazione insieme, forse perché eravamo gli unici due svegli nel campeggio, parlammo di qualcosa che non ricordo anche se ricordo che forse era più quello che non ci dicevamo che contava , le frasi non dette, il “ mi dispiace non esserci conosciuti prima”
La sua partenza fu piuttosto incasinata, poiché suo fratello che doveva guidare non stava bene, ed erano tutti preoccupati.
Mentre intercorrevano gli ultimi preparativi , lui mi disse “ dopo passo a salutarti” e io lo presi per un saluto e tornai a fare le mie cose. Quando però la macchina era pronta, lui tornò davvero. E mi disse sono tornato a salutarti , buon viaggio, buon proseguimento … niente più. E non c’ era davvero niente altro da dire. Nessuna falsa promessa di risentirci o vederci, perché non ce n’ era motivo, però il fatto che fosse tornato solo per dirmi ciao mi aveva fatto davvero piacere.
Poco prima della sua partenza, quest’ estate, stefano stava salutando un po’ di gente, io stavo andando a farmi la doccia dopo un pomeriggio di duro lavoro, e non avevo certo voglia di perdere tempo con lui e i suoi amici che avevano sempre la battuta pronta. Quando lui mi urlò …
Erika … lo sai che Non ci vedremo mai più …! E capii che per certa gente sarebbe stato sempre più facile,non so perché, di rimando gli risposi un ironico che peccato, me ne farò una ragione e continuai per la mia strada. Senza girarmi troppo però perché in fondo un po’ mi dispiaceva.
Le amicizie a yogurt scadono sempre ma non importa finché ce ne saranno sempre di nuove, si spera.